MESSINA TERRA D'AMORE

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 Messina rischia il dissesto finanziario

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MessaggioTitolo: Messina rischia il dissesto finanziario   Mer Nov 28, 2007 12:14 am

Su Palazzo Zanca torna ad aleggiare, inesorabile, lo spettro del dissesto finanziario. Se ne parla da anni, e da anni da più parti si dice che il Comune sia sul punto di dichiararlo. Ci si è andati molto vicini due anni fa, al momento dell'insediamento dell'allora neo sindaco Francantonio Genovese. Il quale, insieme all'assessore al Bilancio del tempo Mario Centorrino, poté constatare, e lo sottolineò più volte, la situazione disastrosa delle casse comunali. Genovese avrebbe potuto dichiarare subito il dissesto, “scaricando” le responsabilità a chi aveva gestito il Comune prima di lui, rinunciando però ad una certa libertà d'azione che un sindaco vincolato dal dissesto inevitabilmente non può avere. Genovese preferì evitare, come fecero prima di lui altri amministratori, e diede mandato al suo “uomo delle finanze” Centorrino di risanare il bilancio. Impresa ardua, quasi titanica anche per un economista di fama nazionale. Le casse hanno continuato a svuotarsi, i disagi non sono affatto diminuiti, tutt'altro, e lo spettro è tornato a farsi vedere a fasi alterne, l'anno scorso quando i servizi sociali battevano cassa, quest'anno quando a chiedere boccate d'ossigeno sono state Atm e MessinaAmbiente. Oggi Genovese non c'è più, e nemmeno Centorrino, il cui incarico di assessore al Bilancio è terminato non per volontà “giudiziaria”, ma per una rimodulazione di deleghe voluta dal sindaco stesso. Oggi a Palazzo Zanca c'è Gaspare Sinatra, commissario che sta facendo parlare molto di sé, e che ieri mattina, nel corso dell'ennesimo vertice in prefettura sulla crisi dell'Atm, ha senza mezzi termini ammesso che le casse comunali sono vuote, una situazione finanziaria «al collasso». Manco a farlo apposta, proprio il giorno prima, nel corso del congresso cittadino dell'Udc, il deputato nazionale Gianpiero D'Alia s'era rivolto proprio a Sinatra facendo due appelli in uno: invece di pensare al futuro urbanistico della città, dia un'occhiata al bilancio, e dichiari il dissesto finanziario. Sempre domenica il neo coordinatore provinciale del Pd Franco Rinaldi aveva rimarcato che la crisi economica di Palazzo Zanca non si potrebbe imputare al solo anno e mezzo di gestione Genovese, e che comunque un'eventualità del genere andrebbe scongiurata per il bene di tutti (concetto ribadito ieri anche dall'ex city manager Emilio Fragale). Oggi anche l'Mpa (che molti sostengono sia il partito “di riferimento” del commissario) hanno incontrato Sinatra, per chiedere «il massimo rigore nel contenimento della spesa» e di ridurre «al minimo l'eventuale ricorso a dirigenti, consulenti e professionisti esterni», «per evitare il concreto rischio della dichiarazione dello stato di dissesto». Ma cosa dice la legge a questo proposito? Nell'approfondimento spulciamo il Testo unico per gli enti locali, riferimento normativo per la questione, ma in sintesi il quadro è questo: verrebbe inviato un organo straordinario di liquidazione, che gestirebbe tutta la procedura di risanamento; il Comune non potrebbe più contrarre mutui, tranne rare eccezioni, e non potrebbe impegnare somme oltre certi limiti; inoltre per cinque anni tutte le imposte locali e le tariffe verrebbero aumentate fino al massimo previsto dalla legge; lo Stato finanzierebbe un mutuo per il risanamento del bilancio stesso.
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MessaggioTitolo: Re: Messina rischia il dissesto finanziario   Mer Nov 28, 2007 12:16 am

I PUNTI ESSENZIALI DELLA NORMATIVA VIGENTE

Cosa prevede la legge in materia di dissesto finanziario? Il riferimento normativo è Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, emanato con Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale afferma che «si ha stato di dissesto finanziario se l'ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte. Dalla data della dichiarazione di dissesto e sino all'approvazione del rendiconto non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione».

In questo frangente «i debiti insoluti a tale data e le somme dovute per anticipazioni di cassa già erogate non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria. Uguale disciplina si applica ai crediti nei confronti dell'ente che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione a decorrere dal momento della loro liquidità ed esigibilità».

Ma qualcuno pagherebbe, a livello politico, per quella che evidentemente si rivelerebbe essere stata una pessima gestione della cosa pubblica? «Gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni da loro prodotti, con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze, e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo e' diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l'amministratore e' stato riconosciuto responsabile».

Tornando a cosa non potrebbe più fare il Comune con il dissesto, la legge afferma che «gli enti locali non possono contrarre nuovi mutui», tranne rare eccezioni previste dalla legge, e non possono «impegnare per ciascun intervento somme complessivamente superiori a quelle definitivamente previste nell'ultimo bilancio approvato, comunque nei limiti delle entrate accertate».

La nota più dolente per i cittadini: le tasse. «Nella prima riunione successiva alla dichiarazione di dissesto – dice il Testo – e comunque entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera il consiglio dell'ente, o il commissario nominato, è tenuto a deliberare per le imposte e tasse locali di spettanza dell'ente dissestato, diverse dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita, nonché i limiti reddituali, agli effetti dell'applicazione dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese, arti e professioni, che determinano gli importi massimi del tributo dovuto». Stesso discorso per le imposte di istituzione successiva alla deliberazione del dissesto.

Si aggiunge che «la delibera non è revocabile ed ha efficacia per cinque anni, che decorrono da quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato»
Anche per quanto riguarda la tassa dei rifiuti,«gli enti che hanno dichiarato il dissesto devono applicare misure tariffarie che assicurino complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio e, per i servizi produttivi ed i canoni patrimoniali, devono applicare le tariffe nella misura massima consentita dalle disposizioni vigenti».
Infine, in relazione ai fondi statali, «per il risanamento dell'ente locale dissestato lo Stato finanzia gli oneri di un mutuo, assunto dall'organo straordinario di liquidazione, in nome e per conto dell'ente, in unica soluzione con la Cassa depositi e prestiti al tasso vigente ed ammortizzato in venti anni, con pagamento diretto di ogni onere finanziario da parte del Ministero dell'interno».
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MessaggioTitolo: Re: Messina rischia il dissesto finanziario   Mar Dic 04, 2007 2:57 pm

"I numeri del comune di Messina sono in ordine", parola della Corte dei Conti. Il bilancio 2007 è in ordine, si allontana definitivamente lo spettro del dissesto. Ma le partecipate restano sotto osservazione.


Si allontana lo spauracchio del dissesto finanziario.

La Corte dei Conti, sezione di controllo per la Regione siciliana, ha preso atto della situazione di equilibrio del Bilancio del Comune di Messina secondo gli atti esaminati nell'adunanza del 28 novembre scorso.

La notifica della deliberazione emessa dalla sezione di controllo della Corte dei Conti è stata fatta al capo area economico finanziaria, Ferdinando Coglitore, che stamani ha relazionato al commissario Gaspare Sinatra, sui fondamentali esiti dell'esame, previsto ai fini della tutela dell'unità economica dello Stato e del coordinamento della finanza pubblica.

Il deliberato, dopo l'esame del Bilancio 2007, ha confermato che il Comune di Messina non è tenuto al rispetto delle regole previste dal patto di stabilità per l'esercizio 2007, in quanto commissariato per parte del 2005. La relazione ha altresì confermato che la previsione di entrata era supportata dal previsto incremento delle aliquote Ici e dell'addizionale Irpef, ed inoltre che il ricorso ad anticipazioni di tesoreria è stato causato dalla lenta realizzazione delle entrate, soprattutto di carattere tributario; preso poi atto a tal proposito che il Comune sta cercando di porre rimedio all'evidenziata criticità, accelerando la predisposizione dei ruoli Tarsu.

La deliberazione della Corte dei Conti evidenzia quindi che il Comune di Messina non era altresì soggetto alle previsioni in materia di personale, come sancito dalla legge finanziaria per il 2007, sottolineando però l'esigenza di attivare “come in parte avvenuto attraverso il parziale blocco del turn over, le necessarie misure di riduzione della spesa per il personale, il cui controllo costituisce elemento fondamentale per il mantenimento degli equilibri di bilancio”.

La sezione della Corte dei Conti riguardo al ricorso alle anticipazioni di tesoreria ha poi ribadito “l'esigenza di procedere alla prevista accelerazione delle operazioni di accertamento e riscossione delle proprie entrate”. In materia di enti e società partecipate il deliberato sottolinea infine “il costante monitoraggio effettuato, e l'inderogabile necessità che vengano fornite le opportune direttive per la riconduzione in equilibrio dei bilanci delle società partecipate”.

Coglitore dal canto suo ha evidenziato che “la decisione della Corte di Conti avvalora ancora di più la tesi che Palazzo Zanca non è un Comune dissestato; è comunque necessario uno sforzo per un risanamento funzionale dell'Ente, utile al futuro della città e del Comune, che dovrà passare da una unità di intenti. Il risultato più importante, anche per altri comuni commissariati, è comunque il riconoscimento della non soggezione al patto di stabilità, che permetterà di operare per il bilancio 2008 senza vincoli e per un progetto di sviluppo”.

Il bilancio 2007, tra l'altro, era stato incardinato tra i lavori "fulmine" del consiglio comunale all'indomani della sentenza del Cga, ed approvato, in fretta e furia, con una serie di riunioni fiume, col consiglio comunale già "sub-judice" per gli effetti della sentenza.
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MessaggioTitolo: Re: Messina rischia il dissesto finanziario   Sab Nov 15, 2008 3:53 pm

Buzzanca, il consiglio e "l'arma del dissesto"

Un incontro, quello di ieri tra il sindaco e il Pdl, che ha lasciato più di qualche dubbio. La maggioranza sembra non aver risolto i suoi problemi

Come ovvio che ci si attendesse, la riunione tra il sindaco Buzzanca e i consiglieri del Pdl ha avuto i suoi risvolti. Da quanto è emerso nella serata di ieri, nessuno degli argomenti che avevano riempito le cronache politico-amministrative delle ultime settimane è stato trattato dal sindaco: niente caso "Scoglio", niente Servizi Sociali, neppur un accenno alla "sfiducia" al consigliere "ribelle" Pergolizzi. Molto probabilmente però, la notizia più importante non era emersa per via di un accordo preso tra i partecipanti. Ma stando alle dichiarazioni dello stesso Pergolizzi e poi confermate dai fatti di oggi, un "caso" è stato discusso, e come...
Il primo cittadino infatti, ha portato a conoscenza dei consiglieri del Popolo della Libertà la grave difficoltà in cui versano le casse del Comune. Una situazione tale da far temere anche il dissesto finanziario, ipotesi reale o solo un pretesto per riportare i consiglieri sulla "retta via" comune? Buzzanca ha puntato l'attenzione sul buco di 120 milioni di euro (già previsto qualche tempo addietro), spiegando che farà di tutto per provare a quadrare i conti. Dovrebbe essere avviato un piano straordinario di dismissione di una porzione del patrimonio comunale, ma il primo cittadino spera anche di ottenere da Palermo o da Roma un prestito come avvenuto nel caso del Comune di Catania. Tutti elementi al centro del tavolo odierno della commissione bilancio, alla quale ha partecipato anche l'assessore Orazio Miloro.

Intanto le questioni politiche sembrano essere rimaste aperte. Quello che in un primo momento era apparso come un incontro per risolvere i problemi interni ad Pdl, si è presto trasformato in un appello al senso di responsabilità in corrispondenza di un momento che è assolutamente particolare per l'amministrazione. In molti stamattina a palazzo Zanca si sono chiesti allora, perché pubblicizzare la cosa? Non sarebbe stato meglio chiarire questi passaggi al "buio" dell'opinione pubblica? O forse si è trattato di una strategia per puntare il mirino su una questione importante tanto da distogliere l'attenzione dagli scontri "partitici" in aula e reindirizzare tutti verso una direzione univoca? Un pretesto insomma.

In tal senso Buzzanca, dopo il faccia a faccia con i "suoi" avvenuto ieri, pare abbia intenzione di mettere al corrente della difficile situazione di palazzo Zanca tutti i consiglieri, anche quelli dell'opposizione. Opposizione che anche in questa occasione si è fatta sentire poco, nonostante il campo d'azione apparisse abbastanza ampio. A mancare probabilmente la forza e la determinazione delle segreterie politiche, che potevano cavalcare l'onda di una maggioranza che cerca di galleggiare anche se il mare è evidentemente mosso. Solo Barbalace e Caprì hanno deciso di prendere una posizione decisa, probabilmente sotto forma di ordine del giorno, che dovrebbe essere resa nota a breve. Ma attenzione perché i "lividi" potrebbero rimanere con le altre forze delle maggioranza. Resta in piedi il così definito caso "Scoglio", con D'Alia che ha invocato le dimissioni dell'assessore ai lavori pubblici e Buzzanca ha già chiarito che non interverrà, almeno non lo farà in consiglio comunale. Con l'Mpa è invece ancora aperto il "fronte" tra Nello Pergolizzi e il presidente del consiglio comunale Pippo Previti. L'impressione è che fin quando i parlamentari di riferimento non si pronunceranno, tutto dovrebbe rimanere incubato dietro uno scudo di "minilitigiosità repressa". Per questo Buzzanca dovrà mediare anche con i colleghi di timone, ricordando che in consiglio quindici consiglieri non fanno la maggioranza.

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